micro spiaA nessuno piace essere microgestito. E’ frustrante e demotivante. Avere a che fare con un manager che non ci dimostra fiducia è demoralizzante, ma… e se foste proprio voi a microgestire?

Se siete come la maggior parte dei micromanager, probabilmente non ve ne siete mai resi conto, eppure i segnali sono chiari:

  • non siete mai davvero soddisfatti dei risultati
  • spesso vi sentite frustrati perché vorreste portare avanti i vostri compiti in modo differente
  • siete molto concentrati sui dettagli, vi infastidisce scoprire errori, ma allo stesso tempo siete gratificati dal fatto di averli intercettati per tempo
  • volete sempre sapere dove si trovano i membri del vostro team e a cosa stanno lavorando
  • chiedete frequenti aggiornamenti
  • preferite essere sempre in copia nelle mail

E’ ora di guadare in faccia alla realtà! Porre attenzione ai dettagli e accertarsi che il lavoro stia procedendo, è sicuramente importante ed è necessario che una parte del tempo di un manager sia dedicata a questa attività. Il problema è quando il manager dedica ogni giorno molto tempo e molta energia a controllare il lavoro del team e lo fa sempre con un atteggiamento inquisitore e critico, questo a prescindere che il compito assegnato ai collaboratori sia rilevante e motivo di preoccupazione oppure no.

In sostanza se appartenete a questa categoria di manager dovete smettere subito, state danneggiando il morale del vostro team e quindi la sua produttività.

Il micro-management ha delle ripercussioni allarmanti: la continua richiesta di informazioni dettagliate e il controllo stressano i collaboratori, ma anche il manager stesso e la sua performance ne risentirà parecchio, se non imparerà a capire – e in fretta – quando i dettagli sono davvero rilevanti e meritano il suo tempo e la sua attenzione.

Infatti se da una parte avrà uno staff demotivato, dall’altra si troverà capi insoddisfatti nel vedere che spreca il suo talento e non contribuisce su temi strategici ben più rilevanti e alla sua reale portata, inoltre diventerà il collo di bottiglia per le attività lavorative dei suoi stessi collaboratori.

Quindi, anche se la microgestione può portare vantaggi a breve termine, avrà comunque un impatto negativo sul team, sull’organizzazione e sulla vostra salute. La vostra produttività risulterà più diluita e avrete sempre meno possibilità di realizzare cose importanti, mentre il vostro team diventerà totalmente dipendente da voi e non creerà più valore per l’azienda.

Ma se ora siete consapevoli che in effetti state microgestendo e avete capito che è necessario cambiare drasticamente il vostro stile di management, ecco alcuni consigli.

  1. SUPERATE VOI STESSI: cercate di razionalizzare quali sono i veri motivi del vostro modo di gestire, ecco alcune tipiche scuse dei micromanager e cosa in realtà significano

tabella due

2. LASCIATE ANDARE: la differenza tra gestire e microgestire è il focus sul “micro”. La base per uscire dalla microgestione è lasciare andare i dettagli. Può essere difficile, ma la chiave è farlo un po’ alla volta. Iniziate considerando la lista delle attività che dovete portare avanti e identificate quali attività di più basso livello potete trasferire al team. Concordate apertamente con i vostri referenti diretti in che misura vorrete verificare i dettagli e a che punto vorrete essere coinvolti direttamente. Realizzate una lista delle vostre priorità ed evidenziate quali sono le attività in cui veramente apportate un valore per l’organizzazione e verificate che siano quelle a cui dedicate la maggior parte delle vostre energie.

3. COMUNICATE IL “COSA” E NON IL “COME” : E’ corretto avere aspettative sul livello del risultato, ma c’è molta differenza tra condividere questa aspettativa e imporre il modo per raggiungere tale risultato. Il vostro ruolo, come manager, è di stabilire chiaramente le condizioni di soddisfazione per ogni compito che assegnate. Esponete quale dovrà essere il risultato senza spiegare per filo e per segno cosa dovranno fare per ottenerlo. Se ci sono dubbi, ribadite il “cosa” devono ottenere e chiedete (piuttosto che spiegare) al vostro team come pensano di ottenerlo: potreste essere sorpresi scoprendo che il loro approccio, benché diverso dal vostro, potrà dare comunque risultati eccellenti.

4. ASPETTATEVI DI VINCERE (ALMENO LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE): la paura del fallimento è la vera base della vostra microgestione. Amplificando il rischio del fallimento svilupperete nei vostri collaboratori una “incapacità acquisita” che farà loro credere che solo se microgestiti riusciranno ad ottenere dei buoni risultati. E’ un circolo vizioso. Al contrario, fate molta attenzione a predisporre il vostro team al successo. Fornite risorse, strumenti e informazioni neccessari per supportare il loro successo. Riconoscete il merito quando è giusto farlo. Col tempo realizzerete che una sconfitta, ogni tanto, aiuta a costruire uno storico di esperienze per il vostro team.

Se nessuno ama essere microgestito, nessuno desidera essere il tanto odiato micromanager, ma con un impegno costante a focalizzarvi sul quadro generale e motivando i vostri collaboratori, potrete reindirizzare i vostri sforzi per essere il manager più efficace che potete essere.

 

tratto da: HBR nov 11,2014  – “Signs that You’re a Micromanager” by Muriel Maignan Wilkins